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Modifica del Regolamento Europeo 261/2004 sui diritti dei passeggeri aerei?

“Una cosa fatta bene può essere fatta meglio”. Una verità che vale un po’ per tutto.

Compreso il Regolamento europeo 261/2004.

 

A seguito dell’entrata in vigore e dell’applicazione del Regolamento sui diritti dei passeggeri sono emersi alcuni punti critici.

 

Nel 2013, la Commissione Europea inizia un processo di analisi per arrivare a proposte di miglioramento del Regolamento 261/2004 che potessero ampliare la sua efficacia.

 

Analisi di benchmarking, studi e ricerche commissionate dagli organi dell’Unione Europea si susseguono per arrivare all’ultimo rapporto presentato pochi giorni fa dalla società di consulenza Steer.

 

Il report, dal titolo “Studio sull’attuale livello di protezione dei diritti dei passeggeri aerei nell’Ue”, potrebbe però essere addirittura peggiorativo per l’obiettivo di una maggiore tutela dei diritti del passeggero.

 

Di seguito ne illustriamo i risultati più contrastanti che accendono qualche dubbio.

ASPETTI CONTROVERSI DEL NUOVO RAPPORTO SUI DIRITTI DEI PASSEGGERI

L’obiettivo dello Studio è quello di effettuare una valutazione dell’attuale livello di protezione dei diritti dei passeggeri del trasporto aereo e il loro stato di avanzamento nel 2018.

La prima perplessità nasce dalla mancanza di dati relativi all’ultimo anno.

Il periodo analizzato e messo a confronto prende in considerazione gli anni dal 2011 al 2018, omettendo completamente i dati del 2019.

C’è chi sostiene che alla base di questa scelta ci sia poco di metodologico. Il 2018 è stato l’anno del boom delle richieste di risarcimento nei confronti delle Compagnie aeree, costrette di conseguenza a impegnarsi maggiormente nel fornire assistenza ai passeggeri e rispettare i criteri della puntualità.

I dati del 2019, infatti, mostrano una significativa diminuzione dei voli cancellati, con il rispettivo decremento di passeggeri idonei all’indennizzo.

Le statistiche dell’ultimo anno dimostrerebbero quindi che il sistema sanzionatorio è un incentivo per la messa in atto di comportamenti virtuosi da parte delle Compagnie aeree.

Omettere questi dati va a inficiare i risultati dello studio, che non riporta un quadro complessivo e completo della reale situazione.

Altro aspetto controverso è il campione preso in analisi. L’indagine si è basata sugli input ricevuti direttamente dalle compagnie aeree, dagli aeroporti e dalle agenzie di reclamo, in relazione al livello di disagio vissuto dai passeggeri, ai dati sulle richieste di risarcimento e sul loro costo.

Non sono stati adeguatamente rappresentati, dunque, i veri protagonisti: i passeggeri aerei.


PROPOSTA DI ALZARE LA SOGLIA TEMPORALE PER I RISARCIMENTI

Lo Studio di Steer suggerisce come soluzione per contenere i costi del Regolamento 261/2004 l’aumento della soglia temporale dei ritardi aerei per l’ottenimento della compensazione da 3 a 5 ore.

Attualmente la Normativa stabilisce che si ha diritto al risarcimento per un ritardo aereo superiore alle tre ore.

Nell’indagine, le Compagnia aeree dichiarano che il Regolamento n. 261/2004 rappresenta per loro un costo eccessivo, anche se nessuna indica le effettive spese affrontate per i risarcimenti ai passeggeri.

Va da sé, inoltre, che, con un servizio gestito in modo appropriato non esisterebbero queste uscite, ottenendo addirittura un miglioramento in termini di customer satisfaction e di reputazione.

PROPOSTA DI ASSOCIARE L’IMPORTO DEL RISARCIMENTO AL COSTO DEL BIGLIETTO

Con l’attuale Regolamento, l’importo del risarcimento, anche se in realtà di tratta di un
indennizzo, spettante al passeggero è calcolato sulla base della distanza percorsa e può variare da un minimo di € 250 a un massimo di € 600.

In questo modo, si rispetta il principio di equità di trattamento dei passeggeri che hanno vissuto tutti, indiscriminatamente, lo stesso disagio, a prescindere dal costo del biglietto aereo.

Se passasse la proposta di correlare la compensazione pecuniaria all’effettivo prezzo del biglietto, questo principio verrebbe meno.

In più, bisogna considerare che, il più delle volte, l’importo del biglietto non rappresenta il costo totale affrontato dal passeggero per il volo in questione. Il rimborso riguarderebbe dunque solo una delle voci di spesa sostenute.

Il risultato andrebbe, in modo sproporzionato, a favore delle Compagnie aeree, in quanto molti passeggeri sarebbero disincentivati dalla cifra esigua del rimborso a far valere i propri diritti.

IL PUNTO DI VISTA DI MAYDAYVOLI.COM

Siamo convinti che l’attuale Regolamento 261/2004 possa essere migliorato in molte sue parti, così come siamo convinti che le (non) soluzioni proposte dalla Studio Steer non rappresentino effettivamente un potenziamento dei diritti dei passeggeri aerei.

Riteniamo, ad esempio, che, come sottolinea la Relazione finale 30/2018 della Corte dei Conti Europea, bisogna aumentare il livello di consapevolezza dei passeggeri sui propri diritti con campagne di sensibilizzazione più articolare e diffuse.

L’ultimo sondaggio Eurobarometro sui diritti dei passeggeri nell’Unione Europea pubblicato il 20 gennaio 2020 dimostra infatti che solo il 49% dei cittadini dell’UE che negli ultimi 12 mesi hanno viaggiato in aereo, conosce i diritti dei passeggeri tutelati dal Regolamento 261/2004!

Un altro aspetto su cui si dovrebbero concentrare nel processo di riforma del Regolamento è offrire una maggiore chiarezza del quadro normativo.

Per esempio, sarebbe opportuno indicare con maggiore precisione quali sono le circostanze eccezionali che esulano le Compagnie aeree dal risarcire i passeggeri.

Una Normativa più chiara e dettagliata consentirebbe di risparmiare risorse ed energie di entrambi i soggetti coinvolti, Compagnie aeree e passeggeri.

Di maydayvoli.com

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